La genesi di un progetto fuori dagli schemi
Il progetto che porterà alla SZ nasce sul finire degli anni Ottanta, quando Alfa Romeo, da poco entrata nell'orbita del gruppo Fiat, cerca un modello capace di riaffermare la propria vocazione sportiva. L'idea è quella di reinterpretare in chiave moderna lo spirito della Giulietta Sprint Zagato, coupé leggera e agile che negli anni Cinquanta e Sessanta aveva conquistato piste e strade.
Allo sviluppo stilistico lavora Robert Opron, già autore di forme audaci per altri costruttori europei, affiancato dal team del Centro Stile Fiat e dal contributo del Centro Stile Alfa Romeo. La produzione delle scocche e l'assemblaggio finale vengono affidati alla storica Carrozzeria Zagato, da cui il modello prende il nome esteso di Sprint Zagato, sigla interna ES-30, acronimo di Experimental Sportscar 3.0 litre.
Motore
V6 Busso 2.959 cc aspirato
"Il Mostro": un design che ha diviso e conquistato
Le linee della SZ, con il frontale corto, il profilo spigoloso e leggermente ingobbito e i sei fari disposti in modo insolito, provocarono immediatamente reazioni contrastanti, tanto da guadagnarle il soprannome di "Il Mostro". Le forme non erano però solo provocazione estetica: rispondevano a precise esigenze aerodinamiche legate all'effetto suolo.
Una scelta tecnica altrettanto innovativa riguarda i pannelli di carrozzeria, realizzati in un materiale composito termoplastico prodotto dall'italiana Carplast e dalla francese Stratime Cappello Systems, montati su una scocca portante in acciaio. Questa soluzione, oltre a ridurre il peso, garantiva una buona resistenza a piccoli urti e alla corrosione.
Potenza massima
210 CV (154 kW) a 6.200 giri
Meccanica da corsa: motore, cambio e sospensioni
Sotto il cofano trova posto il celebre V6 Busso da 2.959 cc, con architettura a 60 gradi e distribuzione monoalbero a due valvole per cilindro, alimentato da un'iniezione elettronica Bosch Motronic. Il propulsore eroga 210 CV a 6.200 giri e 245 Nm di coppia a 4.500 giri, abbinato a un cambio manuale a cinque rapporti posizionato al retrotreno secondo schema transaxle, per bilanciare al meglio i pesi tra i due assi.
- Sospensione anteriore a doppio quadrilatero
- Retrotreno con schema De Dion e parallelogramma Watt, derivato dalla Alfa Romeo 75 da competizione Gruppo A/IMSA
- Ammortizzatori regolabili Koni
- Boccole in PTFE al posto delle tradizionali boccole in gomma, per ridurre il rollio e migliorare la precisione di guida
Il risultato, curato nella messa a punto dall'ingegnere Giorgio Pianta, è un'auto capace di scattare da 0 a 100 km/h in 7 secondi e di raggiungere i 245 km/h, con un comportamento su strada molto vicino a quello di una vettura da competizione, ma allo stesso tempo esigente e poco indulgente sul bagnato.
Velocità massima
245 km/h
La versione RZ e l'eredità della SZ
Nel 1992 debutta la RZ, sigla che sta per Roadster Zagato, versione scoperta della SZ prodotta fino al 1994. La struttura rinforzata per compensare l'assenza del tetto fece salire il peso a circa 1.380 kg, con prestazioni leggermente inferiori rispetto alla coupé di partenza. Le difficoltà finanziarie attraversate dalla Carrozzeria Zagato in quegli anni contribuirono a limitare ulteriormente la produzione della RZ.
Realizzate quasi tutte in colore rosso con interni beige o neri, SZ e RZ sono oggi tra le Alfa Romeo più ricercate dal mercato del collezionismo: le quotazioni, rimaste per anni relativamente contenute, sono cresciute in modo significativo, complice la rarità dei modelli e il crescente interesse per il design radicale che le contraddistingue.
