Le origini: Pomigliano d'Arco e il progetto di Rudolf Hruska
L'Alfasud nasce da un progetto industriale ambizioso: portare la produzione Alfa Romeo nel Sud Italia con uno stabilimento interamente nuovo a Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, la cui costruzione parte nel 1968 su un'area che in precedenza ospitava una fabbrica di motori aeronautici. La responsabilità tecnica del progetto è dell'ingegnere austriaco Rudolf Hruska, chiamato a sviluppare contemporaneamente la vettura e l'impianto produttivo.
Il nome stesso della vettura, contrazione di Alfa Sud, richiama proprio la collocazione geografica dello stabilimento, pensato anche come motore di sviluppo economico per il territorio.
Motore
Boxer 4 cilindri, 1.186-1.490 cc
Il motore boxer e la meccanica d'avanguardia
La caratteristica più identificativa dell'Alfasud è il motore boxer a quattro cilindri raffreddato ad acqua, con distribuzione a cinghia e un albero a camme in testa per ciascuna bancata. Abbinato per la prima volta nella storia del marchio alla trazione anteriore, questo propulsore consente un baricentro molto basso e un frontale ribassato, elementi che permettono a Giugiaro di disegnare una carrozzeria fastback dalle proporzioni originali.
- Sospensioni anteriori MacPherson e retrotreno a ponte rigido con dispositivo Watt
- Sterzo a cremagliera e freni a disco su tutte e quattro le ruote, inclusi quelli anteriori entrobordo nelle prime versioni
- Gamma motori ampliata nel tempo da 1.186 cc a 1.490 cc, con potenze comprese tra 63 e 105 CV
Il risultato è una vettura apprezzata dalla stampa specializzata per la tenuta di strada e il piacere di guida, qualità che la rendono superiore a molte concorrenti dirette dell'epoca.
Potenza
Da 63 a 105 CV
Le versioni: dalla berlina alla Sprint
Nel corso della carriera commerciale l'Alfasud si arricchisce di numerose varianti. Alla berlina 2 e 4 porte del debutto si affianca già nel 1973 la Ti (Turismo Internazionale), versione più sportiva con cambio a 5 marce e motore maggiorato. Nel 1975 arriva la Giardinetta, variante a carrozzeria familiare, mentre nel 1976 debutta la Alfasud Sprint, coupé 2 porte disegnata sempre da Giugiaro che prosegue la propria carriera fino al 1989, ben oltre la fine della berlina.
Il ciclo produttivo attraversa tre serie principali: la prima dal 1971/1972 al 1977, la seconda dal 1977 al 1980 con motorizzazioni ampliate, e la terza dal 1980 al 1984 con un restyling completo di paraurti, plancia e fanaleria che introduce anche le varianti hatchback a 3 e 5 porte.
Anni di produzione
1972-1984 (berlina), Sprint fino al 1989
Il tallone d'Achille: il problema della ruggine
Accanto ai pregi dinamici, l'Alfasud si è conquistata una fama meno lusinghiera legata alla corrosione precoce delle lamiere. Le cause vengono individuate in una combinazione di fattori: qualità non sempre adeguata dell'acciaio impiegato, un processo di verniciatura e trattamento superficiale insufficiente, la vicinanza dello stabilimento al mare e le ripetute interruzioni della produzione dovute a tensioni sindacali. Un tentativo di riempire le parti cave della scocca con schiuma sintetica si rivela addirittura controproducente, perché il materiale trattiene l'umidità.
Solo dal 1975, con l'introduzione di lamiere zincate, e più efficacemente dal 1977 con la gamma Super, la situazione migliora sensibilmente, ma il problema resta uno dei motivi per cui oggi sono relativamente rari gli esemplari sopravvissuti delle prime serie.
Un successo di vendite e un'eredità duratura
Nonostante i limiti di gioventù, l'Alfasud diventa il modello più venduto nella storia di Alfa Romeo, con oltre un milione di esemplari realizzati tra berlina e Sprint. La vettura contribuisce a democratizzare il marchio del Biscione, portandolo per la prima volta alla portata di un pubblico molto più ampio, e trova spazio anche nella cultura popolare italiana grazie ad apparizioni cinematografiche dell'epoca.
Nel 1984 la berlina lascia il posto all'Alfa Romeo 33, che ne eredita in buona parte l'impostazione meccanica, mentre la Sprint resta in listino fino al 1989 condividendo componenti proprio con la 33.
