Le tre generazioni e l'evoluzione della sigla B 160
La Classe B nasce nel 2005 sulla base W245, condivisa con la Classe A dell'epoca, e adotta il cosiddetto sandwich concept: un doppio pianale che, in caso di urto frontale severo, permette al gruppo motopropulsore di scivolare sotto l'abitacolo anziché intruderlo, a vantaggio della sicurezza degli occupanti. In questa prima serie il motore 1.5 benzina d'ingresso si chiama inizialmente B 150 e viene ribattezzato B 160 solo con il restyling di marzo 2008, senza modifiche sostanziali alla meccanica.
Nel 2011 arriva la seconda generazione, sigla W246, che abbandona il pianale a sandwich per una piattaforma convenzionale condivisa con la nuova Classe A. Qui la sigla B 160 identifica una motorizzazione turbodiesel 1.5 da 90 CV, entrata in gamma nel 2013. Sempre su questa base debutta la B-Class Electric Drive, versione elettrica sviluppata con componentistica Tesla, prodotta dal 2014 al 2017.
La terza e più recente generazione, W247, debutta al Salone di Parigi 2018 e arriva sul mercato nel 2019. Qui la B 160 torna a essere una motorizzazione a benzina, questa volta un tre cilindri turbo da 1.332 cc e 109 CV. Con il restyling del 2023 la gamma italiana si è progressivamente spostata verso allestimenti e motorizzazioni di potenza superiore, riducendo la presenza della B 160 nei listini più recenti.
Motore B 160 - W245
1.5 benzina aspirato, 95 CV
Il motore B 160 nel dettaglio
Non esiste un solo motore B 160: la sigla ha accompagnato tre propulsori diversi nel corso della vita del modello.
- W245 (dal 2008): 1.5 benzina aspirato da 95 CV, l'unità più semplice ed economica della gamma, pensata per un uso prevalentemente urbano.
- W246 B 160 CDI (dal 2013): turbodiesel 1.461 cc da 90 CV e 220 Nm di coppia, abbinato di serie al cambio manuale a 6 rapporti, con consumi dichiarati intorno ai 4,1 l/100 km in ciclo NEDC.
- W247 (dal 2019): tre cilindri turbo a benzina da 1.332 cc, 109 CV e 180 Nm, capace di uno 0-100 km/h in 11,3 secondi e una velocità massima di 198 km/h.
In tutti e tre i casi la B 160 rappresenta il gradino d'accesso alla gamma, privilegiando economia di esercizio e semplicità rispetto alle versioni più potenti come B 180, B 200 o le diesel di fascia superiore.
Motore B 160 CDI - W246
1.461 cc turbodiesel, 90 CV, 220 Nm
Dimensioni e abitabilità
Le dimensioni della Classe B sono cresciute generazione dopo generazione. La W245 misurava 4.273 mm di lunghezza, 1.777 mm di larghezza e 1.603 mm di altezza, su un passo di 2.778 mm. La W246 è passata a circa 4.359-4.392 mm di lunghezza, 1.786 mm di larghezza, 1.557 mm di altezza e un passo di 2.699 mm, con un bagagliaio da 488 litri (fino a 1.547 litri abbattendo i sedili posteriori). La W247, la più recente, arriva a 4.420 mm di lunghezza, 1.800 mm di larghezza e 1.560 mm di altezza, sempre con passo di 2.699 mm e un vano di carico che varia tra 455 e 705 litri a seconda della posizione dei sedili posteriori.
Il tratto distintivo del modello resta però la posizione di guida rialzata di circa 9 cm rispetto alla Classe A, che garantisce una migliore visibilità e più spazio percepito per il conducente e i passeggeri.
Motore B 160 - W247
1.332 cc turbo benzina (M282), 109 CV, 180 Nm
Affidabilità e mercato dell'usato
Sul mercato dell'usato la Classe B gode generalmente di una buona reputazione, ma non mancano criticità specifiche per ciascuna generazione. Sulla prima serie (W245) il cambio automatico CVT Autotronic è indicato come poco reattivo, mentre la frizione bimassa dei motori diesel richiede spesso sostituzione dopo 100-150 mila km; la costruzione a sandwich, inoltre, rende alcuni interventi meccanici più complessi e costosi.
Sulla seconda generazione (W246) i problemi più segnalati riguardano la catena di distribuzione dei motori benzina 1.6/1.8, che tende ad allungarsi già dopo 80 mila km, e la turbina, con una durata media stimata tra 100 e 150 mila km. Su entrambe le generazioni diesel, la valvola EGR e il filtro antiparticolato possono intasarsi con l'uso prevalentemente urbano, un problema comune a molti diesel moderni.
In generale, i modelli a benzina e le versioni ibride tendono a mantenere un valore residuo più stabile nel tempo rispetto ai diesel, penalizzati dalle progressive restrizioni alla circolazione nei centri urbani.





