Un nome per un motore, non per un'auto sola
A differenza delle Mercedes-Benz moderne, dove un nome identifica un'unica linea di prodotto, negli anni '60 la sigla 250 era semplicemente l'etichetta del sei cilindri in linea da 2,5 litri, montato in parallelo su più famiglie di vetture allora in listino.
- La berlina rappresentativa W108/W109, presentata al Salone di Francoforte del 1965
- La coupé e la cabriolet W111, disponibili dallo stesso anno
- La roadster W113, universalmente nota come Pagoda per la forma concava del tettuccio rigido
- La berlina e la coupé della nuova generazione W114, debuttata nel 1968 e soprannominata /8
Questa impostazione modulare permetteva a Mercedes-Benz di offrire lo stesso propulsore, con tarature diverse, su prodotti dal posizionamento e dal pubblico molto differenti.
Potenza
Da 130 CV (carburatori) a 150 CV (iniezione)
Le versioni berlina: W108 e W114
La 250 S e la 250 SE della serie W108 furono prodotte dal settembre 1965: la prima con alimentazione a carburatori e 130 CV, la seconda con iniezione meccanica e 150 CV, per un totale di circa 130.000 esemplari tra le due versioni. Il disegno, sobrio e privo di orpelli rispetto alla precedente Heckflosse, puntava su una linea più internazionale.
Nel 1968 arrivò la nuova generazione W114, che riprese il nome 250 sia in versione berlina sia coupé, prodotte fino al maggio 1972. Il motore a carburatori erogava 130 CV e 199 Nm di coppia, per una velocità massima di 180 km/h e uno 0-100 km/h in 12,8 secondi. Ne furono costruiti oltre 78.000 esemplari di berlina e quasi 9.000 di coupé.
Velocità massima
Da 180 a 200 km/h a seconda della versione
Coupé, cabriolet e la Pagoda: la 250 fuori dagli schemi
Sulla piattaforma W111, la 250 SE sostituì la 220 SE nell'autunno 1965 con il nuovo motore a iniezione meccanica M129, capace di 150 CV e di una velocità massima di 193 km/h. Vennero prodotti circa 5.259 esemplari di coupé e 954 di cabriolet, oggi tra i più ricercati dai collezionisti.
Nella stessa fase la sigla 250 comparve anche sulla roadster W113, la celebre Pagoda: la 250 SL, costruita tra il dicembre 1966 e il gennaio 1968 in soli 5.196 esemplari, montava un motore da 150 CV con più coppia rispetto alla precedente 230 SL grazie a un albero motore su sette supporti di banco invece di quattro. Poteva contare su un cambio manuale a 4 marce, un automatico a 4 rapporti opzionale o un manuale a 5 marce ZF.
Anni di produzione del badge 250
1965 - 1972
La svolta tecnologica: la 250 CE e l'iniezione elettronica
Nel 1970 la gamma W114 si arricchì della 250 CE, coupé equipaggiata con il motore M114.980 dotato del sistema di iniezione elettronica Bosch D-Jetronic: fu la prima volta che Mercedes-Benz adottò questa tecnologia su una propria vettura di serie. La potenza saliva a 150 CV, con uno 0-100 km/h in 10,4 secondi e una velocità massima di 190 km/h, valori sensibilmente superiori rispetto alla versione a carburatori.
Affidabilità e mercato dell'usato
I sei cilindri in linea che animano le varie 250 sono considerati tra le unità più robuste realizzate da Mercedes-Benz in quegli anni, capaci di percorrere centinaia di migliaia di chilometri con una manutenzione ordinaria. Non a caso la W114/W115, di cui la 250 fu per anni la motorizzazione di punta prima dell'arrivo della 280, superò complessivamente 1,9 milioni di esemplari prodotti in tutte le varianti.
Sul mercato del collezionismo oggi si trovano più facilmente berline e coupé W114, mentre le versioni W111 e soprattutto la 250 SL Pagoda, prodotta per un periodo molto breve, sono le più rare e quotate. Per chi valuta un acquisto, gli esemplari con cambio manuale, interni in pelle e senza climatizzatore sono generalmente considerati i più semplici da mantenere nel tempo.

