Dalla Silver Car al debutto di Parigi
L'Esprit prende forma quando Lotus affida a Giorgetto Giugiaro il compito di reinterpretare in chiave sportiva il pianale della Europa Twin-Cam. Il risultato, mostrato come prototipo Silver Car al Salone di Torino del 1972, colpisce per le linee a cuneo, filo conduttore dell'estetica automobilistica degli anni Settanta.
La vettura di serie, ribattezzata Esprit, viene presentata al Salone di Parigi nell'ottobre 1975 e raggiunge le concessionarie l'anno successivo. Fin dal debutto monta il quattro cilindri Lotus tipo 907 da 1.973 cc, capace di 160 CV nella versione europea.
Motori
4 cilindri 2.0/2.2 litri turbo e V8 3.5 litri biturbo
Quattro generazioni in quasi trent'anni
Nel corso della sua storia l'Esprit si rinnova più volte, mantenendo però l'impostazione a motore centrale-posteriore e trazione posteriore.
- Series 1 e Series 2 (1976-1981): le prime versioni, con motore aspirato 2.0 e successivamente 2.2 litri.
- Turbo Esprit / Series 3 (1980-1987): arriva la sovralimentazione sul quattro cilindri 2.2 litri, con un nuovo affinamento aerodinamico curato ancora da Giugiaro.
- X180 (1987-1994): restyling firmato Peter Stevens, che ammorbidisce le linee originarie mantenendo l'impronta a cuneo.
- Series 4 (1993-2004): ridisegnata da Julian Thomson con forme ulteriormente arrotondate, introduce per la prima volta lo sterzo servoassistito.
Ad affiancare la gamma arrivano anche le declinazioni più estreme, come la Sport 300 e, dal 1996, la versione V8 biturbo da 350 CV, ultima e più potente Esprit mai prodotta.
Potenza
Da 160 CV a 350 CV
Meccanica e filosofia della leggerezza
Coerente con l'approccio Lotus, l'Esprit adotta un telaio a trave centrale (backbone) in acciaio abbinato a una carrozzeria in vetroresina, evoluta nelle serie più recenti con rinforzi in Kevlar tramite il processo VARI.
Il layout a motore centrale-posteriore, condiviso da tutte le generazioni, garantisce un equilibrio dei pesi funzionale a una guida precisa, valorizzata da uno sterzo che rimane un punto di riferimento del modello lungo tutta la sua carriera.
Velocità massima
Fino a 280 km/h (versione V8)
Il mito hollywoodiano
L'Esprit deve parte della sua fama al grande schermo. Una Series 1 bianca diventa protagonista de La spia che mi amava (1977), trasformandosi in un sottomarino durante il celebre inseguimento con James Bond; l'esemplare, soprannominato "Wet Nellie", è stato in seguito acquistato all'asta da Elon Musk nel 2013. La Turbo Esprit torna sullo schermo in Solo per i tuoi occhi (1981), mentre la X180 compare in film come Pretty Woman e Basic Instinct.
Anni di produzione
1976 - 2004
L'usato oggi: cosa sapere prima di comprarla
Sul mercato dell'usato l'Esprit gode di una reputazione meccanica solida: i motori quattro cilindri, se tagliandati con regolarità, possono percorrere ben oltre i 200.000 km senza interventi importanti, mentre la carrozzeria in vetroresina non teme la ruggine, limitata solo ad alcuni componenti metallici come trapezi delle ruote e dischi freno.
Le insidie riguardano piuttosto la manutenzione pregressa: un esemplare trascurato può comportare costi di ripristino elevati, e la disponibilità di ricambi e officine specializzate resta legata alla ridotta diffusione del modello. Tra le versioni più ricercate dagli appassionati figurano la SE e la Series 4.









