Le origini: la capostipite dei SUV di lusso
Quando debutta nel 1963, la Wagoneer non ha veri concorrenti diretti: Kaiser Jeep la presenta come una via di mezzo tra il fuoristrada di derivazione militare e l'automobile di famiglia, con un abitacolo curato e una meccanica capace di affrontare anche i terreni più impegnativi. Il progetto, firmato dal designer Brooks Stevens, richiede circa tre anni di sviluppo e condivide il pianale con il pick-up Jeep Gladiator dell'epoca.
La Wagoneer resta in listino per ventinove anni con la stessa struttura di carrozzeria, un caso più unico che raro nella storia dell'automobile americana. Durante questo lunghissimo ciclo produttivo cambia più volte proprietario: nasce sotto Kaiser Jeep, passa ad American Motors Corporation nel 1970 e infine a Chrysler nel 1987, che ne produce gli ultimi esemplari fino al giugno 1991.
Potenza massima gamma attuale
510 CV (Hurricane High Output)
Motori e trazione integrale della prima serie
Nel corso della sua lunga carriera la Wagoneer monta diverse motorizzazioni a benzina, dal sei cilindri Tornado da 3,8 litri e 140 CV dei primi anni ai V8 AMC e Buick da 5,4 e 5,7 litri, fino alle unità AMC da 5,9 e 6,6 litri degli anni successivi.
Anche il sistema di trazione integrale si evolve nel tempo: le prime versioni utilizzano un 4x4 inseribile con mozzi a bloccaggio manuale, sostituito dal 1973 dal sistema permanente Quadra-Trac e, dal 1983, dal più moderno Selec-Trac. Nel 1984 il modello viene rinominato Grand Wagoneer, in coincidenza con il debutto della nuova Cherokee XJ, e gli ultimi esemplari del 1989-1991 sono oggi tra i più ricercati dai collezionisti.
Anni di produzione
1963-1991 e dal 2021 a oggi
Il ritorno nel 2021: la nuova generazione
Dopo quasi trent'anni di assenza, il nome Wagoneer torna sul mercato l'11 marzo 2021 su un nuovo grande SUV costruito sul telaio del pick-up Ram 1500 e assemblato nello stabilimento di Warren, in Michigan. È il primo modello lanciato dal gruppo Stellantis, nato poco prima dalla fusione tra FCA e PSA, e viene proposto in due varianti di posizionamento: Wagoneer e la più lussuosa Grand Wagoneer.
Al lancio la Wagoneer monta un V8 Hemi 5,7 litri con supporto ibrido leggero eTorque, mentre la Grand Wagoneer utilizza un V8 6,4 litri più potente. Dal 2022 si aggiunge una motorizzazione sei cilindri turbo, la Hurricane da 3,0 litri, proposta in due livelli di potenza. Il cambio è sempre un automatico a 8 rapporti, con trazione posteriore di serie e integrale a richiesta.
Con il restyling presentato per il model year 2026, Jeep unifica la gamma sotto il solo nome Grand Wagoneer e introduce una motorizzazione REEV, cioè elettrica con un motore a benzina che funge da generatore di corrente, capace di erogare complessivamente 647 CV.
Wagoneer L: lo spazio a bordo
Accanto alla versione a passo standard, la gamma comprende la variante L a passo allungato, pensata per chi cerca il massimo dello spazio a bordo. L'allungamento del passo si traduce in un bagagliaio decisamente più capiente dietro la terza fila di sedili, mantenendo comunque la possibilità di ospitare fino a otto persone su tre file.
Le due varianti di carrozzeria condividono la stessa base meccanica e le stesse motorizzazioni, con la versione L generalmente proposta a un sovrapprezzo contenuto rispetto al passo corto.
Pregi, difetti e mercato dell'usato
Le prove su strada evidenziano soprattutto il comfort di marcia e la qualità della terza fila di sedili, spesso sacrificata in altri SUV a tre file. Gli interni offrono una dotazione tecnologica molto ricca, con schermi multipli e sistemi di infotainment evoluti. Di contro, i consumi restano elevati, specialmente con le motorizzazioni V8, e le dimensioni generose rendono il modello poco pratico nei contesti urbani europei.
Sul fronte dell'affidabilità, la Wagoneer moderna ottiene valutazioni nella media del segmento, con alcune segnalazioni relative all'impianto di riscaldamento, alla gestione della temperatura del liquido di raffreddamento e al sistema di infotainment. Il modello non viene commercializzato ufficialmente in Europa: in Italia è reperibile solo tramite importazione parallela, con prezzi di listino più elevati rispetto al mercato statunitense.
