Il debutto e il contesto storico
Quando Jaguar presenta la MK II nel 1959, l'obiettivo è superare le già apprezzate berline 2.4 e 3.4 Litre in vendita dal 1955, che da quel momento vengono ricordate come Mark 1. La nuova vettura non stravolge la meccanica di base, ma la perfeziona in ogni dettaglio, puntando a un pubblico che cerca un'auto elegante quanto una berlina di rappresentanza, ma capace di prestazioni sportive.
Il risultato è talmente convincente da rendere la MK II uno dei modelli più venduti nella storia del marchio fino a quel momento, con quasi 84.000 esemplari realizzati in meno di un decennio.
Potenza massima
220 CV (versione 3.8 litri)
Design e abitabilità
Rispetto alla generazione precedente, la MK II viene ridisegnata sopra la linea di cintura: i montanti anteriori si assottigliano, il parabrezza si allarga e la superficie vetrata complessiva dell'abitacolo cresce del 18%, migliorando sensibilmente la visibilità di guida.
- Lunotto posteriore più avvolgente
- Finestrini laterali maggiorati con caratteristica cornice a "D"
- Nuovo impianto di riscaldamento esteso anche al vano posteriore
Il tutto senza rinunciare alla linea sinuosa ed elegante che aveva reso celebri i modelli Jaguar del decennio.
Velocità massima
201 km/h (versione 3.8 litri)
Motori e prestazioni
La gamma meccanica si basa sul pregiato sei cilindri in linea XK, proposto in tre cilindrate: 2,4 litri da 120 CV, 3,4 litri da 210 CV e 3,8 litri da 220 CV, quest'ultimo derivato dal propulsore montato sulla sportiva E-Type.
La versione di punta, la 3.8, è tra le berline più veloci del suo tempo: raggiunge i 201 km/h di velocità massima e scatta da 0 a 97 km/h in 8,5 secondi, un dato di assoluto rilievo per un'auto a quattro porte a fine anni '50. Dal 1962 si affianca alla gamma anche la variante Daimler, equipaggiata con un V8 2,5 litri da 142 CV, più leggero e compatto del sei cilindri e capace di offrire un comportamento in curva più neutro.
Tutte le versioni adottano freni a disco sulle quattro ruote di serie, cambio manuale a quattro marce con overdrive opzionale e, in alternativa, il cambio automatico a tre rapporti.
0-97 km/h
8,5 secondi (versione 3.8 litri)
Successi sportivi e presenza nella cultura popolare
Grazie al rapporto peso/potenza favorevole, la MK II 3.8 litri si distingue nelle competizioni turismo dell'epoca: vince il Campionato Turismo Europeo del 1963 con Peter Nöcker, il Campionato Turismo Australiano nel 1962 e 1963 con Bob Jane, e si impone più volte al Tour de France Automobile tra il 1960 e il 1963.
Al successo agonistico si affianca una fama particolare nell'immaginario collettivo britannico: la MK II diventa l'auto simbolo sia delle pattuglie di polizia sia, all'opposto, dei malviventi, complice l'impiego come vettura di fuga nella celebre Grande Rapina al Treno del 1963. Il modello raggiunge poi nuova popolarità televisiva grazie all'ispettore Morse, protagonista dell'omonima serie, al volante di una MK II 2.4 litri.
Anni di produzione
1959-1967 (poi 240 e 340 fino al 1969)
Dalla Mark 2 a 240 e 340: l'evoluzione finale
Nel 1967 la gamma viene aggiornata e ribattezzata 240 e 340, in base alla cilindrata arrotondata dei motori 2,4 e 3,4 litri. Le modifiche riguardano soprattutto dettagli estetici, come paraurti più sottili e nuovi coprimozzo, oltre a una revisione della testata del motore 2,4 litri che, per la prima volta, permette a questa versione di superare i 160 km/h di velocità massima.
La produzione della famiglia MK II si chiude definitivamente nel 1969, lasciando spazio alla nuova ammiraglia Jaguar XJ6. L'eredità stilistica del modello resterà comunque visibile per decenni, influenzando in seguito anche la Jaguar S-Type di fine anni '90.









