Nata con un solo obiettivo: vincere Le Mans
La D-Type viene sviluppata da Jaguar come diretta evoluzione della C-Type, con cui condivide il cuore meccanico ma non l'impostazione strutturale. La priorità assoluta del progetto è la vittoria alla 24 Ore di Le Mans, la gara di durata più prestigiosa al mondo negli anni Cinquanta.
- Telaio a monoscocca in lamiera di alluminio, con un sottotelaio tubolare anteriore
- Carrozzeria disegnata da Malcolm Sayer applicando principi aerodinamici mutuati dall'aviazione
- Peso contenuto in circa 800 kg, fondamentale per le prestazioni in gara
Cilindrata
Da 3,4 a 3,8 litri (versione 3,0 litri nel 1958)
Meccanica: il sei cilindri XK e le soluzioni d'avanguardia
Il propulsore è il celebre sei cilindri in linea XK, alimentato inizialmente da tre carburatori Weber, con cilindrata di 3,4 litri nelle prime versioni e portata a 3,8 litri nel 1957; nel 1958 fu utilizzata anche una variante da 3,0 litri per adeguarsi a un cambio di regolamento nelle corse di durata.
Tra le soluzioni tecniche più innovative per l'epoca figurano i freni a disco su tutte le ruote, le sospensioni anteriori indipendenti abbinate a un ponte rigido posteriore e, sulle versioni più evolute, una pinna stabilizzatrice dietro il poggiatesta del pilota per migliorare la tenuta di strada alle alte velocità, come quelle raggiunte nel rettilineo di Mulsanne.
Potenza
Circa 295-320 CV a seconda della versione
Il tris di vittorie a Le Mans (1955-1957)
La D-Type entra nella leggenda vincendo tre edizioni consecutive della 24 Ore di Le Mans.
- 1955: vittoria dell'equipaggio ufficiale Jaguar formato da Mike Hawthorn e Ivor Bueb
- 1956: successo di una D-Type privata del team scozzese Ecurie Ecosse, guidata da Ron Flockhart e Ninian Sanderson, dopo il ritiro delle vetture ufficiali
- 1957: nuova doppietta per Ecurie Ecosse, con Flockhart e Bueb al volante, in una gara in cui le D-Type occupano cinque delle prime sei posizioni
Dopo l'annuncio del ritiro ufficiale dalle corse nell'ottobre 1956, Jaguar cede diverse D-Type long nose proprio alle squadre private come Ecurie Ecosse, che ne raccolgono l'eredità sportiva.
Velocità massima
Circa 278 km/h
Dalla pista alla strada: la nascita della XKSS
Ritiratasi dalle competizioni ufficiali, Jaguar decide di trasformare in versione stradale le D-Type rimaste invendute, dando vita alla XKSS: fari, paraurti, un parabrezza pieno e una capote rudimentale la rendono omologabile per l'uso su strada.
Il progetto viene però ridimensionato da un incendio che nel febbraio 1957 colpisce lo stabilimento Jaguar di Browns Lane, distruggendo nove degli esemplari di D-Type destinati alla conversione: delle 25 vetture originariamente previste, solo sedici XKSS vengono effettivamente completate.
Anni di produzione
1954-1957
Un mito da collezione: mercato attuale e continuation
Oggi la D-Type è tra le auto da competizione più ambite dai collezionisti di tutto il mondo: gli esemplari originali, quando compaiono all'asta, raggiungono regolarmente valutazioni di diversi milioni di dollari, con un picco registrato nel 2016 quando un esemplare del 1955 fu aggiudicato per 21,78 milioni di dollari, la cifra più alta mai pagata per una Jaguar.
Poiché nel 1955 Jaguar aveva pianificato di costruire 100 esemplari da corsa ma se ne fermò a circa 75, nel 2016 Jaguar Classic ha annunciato di voler completare idealmente quella produzione con la D-Type Continuation: 25 nuove vetture realizzate secondo le specifiche originali degli anni Cinquanta, proposte nelle configurazioni short nose e long nose a un prezzo di listino di 1.750.000 sterline, tasse locali escluse.









