Una berlina nata per colmare un vuoto di gamma
Alla metà degli anni '60 Jaguar si trovava con una gamma di berline articolata su più livelli ma con un vuoto tra la compatta Mark 2/S-Type e la ben più imponente Mark X. La 420 fu concepita come risposta rapida a questa esigenza, in un momento in cui lo sviluppo della futura XJ6 richiedeva ancora tempo.
- Base tecnica derivata dalla S-Type
- Posizionamento di prezzo tra Mark 2 e Mark X
- Presentata al London Motor Show del 1966
Motore
6 cilindri in linea XK, 4.235 cc
Motore e meccanica
Il cuore della 420 è il sei cilindri in linea XK da 4.235 cc, alimentato da due carburatori SU HD8, capace di erogare 245 CV SAE lordi. Le prestazioni erano di rilievo per una berlina di lusso dell'epoca, con accelerazione da 0 a 60 mph inferiore ai 10 secondi e velocità massima oltre i 200 km/h.
Il cambio poteva essere manuale a quattro marce, con overdrive opzionale, oppure automatico a tre rapporti; molte vetture montavano inoltre lo sterzo servoassistito.
Potenza
245 CV SAE lordi a 5.500 giri
Design: il ponte tra Mk2 e Mark X
Esteticamente la 420 univa la carrozzeria compatta di derivazione Mk2/S-Type a un frontale completamente ridisegnato, con quattro fari e griglia squadrata che richiamavano la Mark X. Gli interni, più lussuosi rispetto alla S-Type, sfoggiavano legni pregiati, pelle e dettagli cromati, insieme ad alcune soluzioni di sicurezza inedite per l'epoca, come l'imbottitura sopra la plancia.
Velocità massima
Oltre 201 km/h
Jaguar 420 e Daimler Sovereign: due anime dello stesso progetto
Accanto alla 420 veniva venduta la Daimler Sovereign, tecnicamente identica ma distinta da mascherine, calandra scanalata e finiture interne differenti. Se la Jaguar era proposta a un pubblico più giovane e sportivo, la Sovereign puntava a una clientela più matura, in cerca di un'immagine di lusso discreto.
Anni di produzione
1966-1968
La 420 oggi: un'auto d'epoca di nicchia
Prodotta per soli due anni prima dell'arrivo della XJ6, la Jaguar 420 rimane un modello relativamente raro sul mercato del collezionismo. Chi la cerca come auto storica deve mettere in conto controlli approfonditi sulla scocca per la ruggine e una manutenzione costante del motore XK, ma viene ripagato da un'esperienza di guida elegante e ancora oggi capace di sorprendere.









