Le origini e i primi modelli
Le prime vetture Invicta montavano un motore sei cilindri di derivazione Meadows da 2,5 litri, abbinato a un cambio a quattro marce: la 2½ Litre, proposta al prezzo di 595 sterline, fu il punto di partenza da cui l'azienda sviluppò rapidamente modelli di cilindrata crescente.
- La 3 Litre (1926-1929) portò la cilindrata a 2.972 cc e la potenza a circa 95 CV
- La 4½ Litre (1928-1934) arrivò a 4.467 cc e 110 CV, disponibile con passi corti e lunghi
- Le sigle 12/45 e 12/90 (1932-1933) proponevano invece un più contenuto 1,5 litri, quest'ultima in versione sovralimentata da 90 CV
I successi sportivi e la S-Type
Il nome Invicta si legò presto alle imprese sportive grazie a Violette Cordery, cognata di Noel Macklin, che tra il 1925 e il 1929 conquistò record di distanza sull'autodromo di Monza e sul circuito di Montlhéry, oltre a completare un giro del mondo di oltre 10.000 miglia nel 1927 e a vincere per due volte il Dewar Trophy, riconoscimento assegnato per l'affidabilità meccanica.
Il vertice tecnico ed emotivo del marchio arrivò nel 1930 con la S-Type, una 4½ Litre dal telaio ribassato capace di superare i 160 km/h, di cui furono realizzati circa 75 esemplari. Al volante di una S-Type, il pilota e futuro costruttore Donald Healey ottenne una vittoria di classe al Rally di Monte Carlo 1930 e, l'anno successivo, il successo assoluto partendo da Stavanger, in Norvegia.
Il declino e i tentativi di rilancio
Dalla metà degli anni '30 le difficoltà economiche si fecero sentire: la produzione originaria si interruppe nel 1935 e la società fu posta in liquidazione forzata nel maggio 1938, dopo un trasferimento della sede da Cobham a Chelsea, a Londra.
Il marchio tornò in vita nel 1946 a Virginia Water, nel Surrey, con la Black Prince, berlina dotata di motore Meadows a doppio albero a camme da 2.988 cc e 120 CV, trasmissione idraulica Brockhouse e sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote: soluzioni all'avanguardia che ne appesantirono però i costi di produzione. Ne furono realizzati appena 16 esemplari prima che l'azienda, nel 1950, venisse rilevata da Frazer Nash.
La rinascita contemporanea: la Invicta S1
Dopo un lungo periodo di inattività e un passaggio di proprietà nelle mani di Michael Bristow, il marchio tornò a produrre automobili all'inizio degli anni 2000 nello stabilimento di Chippenham, nel Wiltshire, con la Invicta S1 (2004-2012).
La S1 fu la prima vettura al mondo dotata di scocca in fibra di carbonio realizzata in un unico pezzo, abbinata a un motore V8 Ford Modular da 4,6 litri e 320 CV, per una velocità massima dichiarata di 180 mph. Nel 2008 debuttò la versione S1 600, con V8 sovralimentato da 5,0 litri e circa 600 CV, in grado di superare le 200 mph. La produzione si interruppe definitivamente nel 2012, quando la società fu posta in liquidazione giudiziale.